lunedì 18 agosto 2014

Il Credito Sociale e la Dottrina Sociale della Chiesa

Il Credito Sociale e la Dottrina Sociale della Chiesa
aggiornamento nel 2014 da: Le proposte del Credito Sociale spiegate in 10 lezioni, lezioni 9 e 10
Il Giornale di Michele
(Tra gli estimatori del Credito Sociale troviamo Charlie Chaplin, T.S.Elliot, Ezra Pound, etc.)

Il Credito Sociale: il cristianesimo applicato

Clifford Hugh Douglas una volta ha detto che il Credito Sociale nella sua essenza è Cristianità applicata. La Dottrina Sociale della Chiesa Cattolica Romana ed il Credito sociale mostrano che questa proposta di finanza applica gli insegnamenti della Dottrina Sociale della Chiesa.


La versione francese di questo giornale, Vers Demain (letteralmente: Verso il domani), è stata fondata da Louis Even e Gilberte Cote-Mercier, ed è stata pubblicata inizialmente in Canada nel 1939. L'edizione in inglese, “Michael”, è seguita nel 1953. L'edizione in Polacco risale al 1999, quella in spagnolo nel 2003. I “berretti bianchi” hanno girato il mondo negli ultimi 75 anni portando ovunque il messaggio di Vers Demain.
Il messaggio che trasmette il giornale nel 2014 è lo stesso del 1939. L'obiettivo è di promuovere lo sviluppo di una società Cristiana attraverso la diffusione e l'implementazione degli insegnamenti della Chiesa in ogni settore della società, incluso quello finanziario. I nostri fondatori lo hanno chiamato Vers Domain che significa VERSO IL DOMANI assicurando un futuro più brillante.

Louis Even era convinto che un mondo migliore poteva essere costruito fondamentalmente sui principi del Vangelo e sugli insegnamenti della Chiesa Cattolica di Roma. L'enunciazione della missione del giornale è chiaramente espressa nella prima pagina di ogni copia del giornale sotto al logo.
All'estrema sinistra: “Un Giornale dei Patrioti Cattolici per il Regno di Cristo e Maria, nelle anime, nelle famiglie e nei paesi”. Sulla destra: “Per un'economia del credito sociale, in accordo con gli insegnamenti della Chiesa attraverso l'azione vigile dei capi-famiglia e non attraverso partiti politici”. (Questo significa, tra le altre cose, che la filosofia del “Credito Sociale” cui qui si fa riferimento, non ha niente a che vedere con I partiti politici e nemmeno con I cosiddetti Partiti del credito Sociale, ma si tratta semplicemente di una riforma economica che può essere applicata da qualsiasi partito politico al potere).

“Michele” è quindi un giornale di patrioti cattolici che si occupano anche di una riforma economica attraverso il credito sociale. Perché ? “Cosa c'entra questo con la religione?”, qualcuno potrebbe chiedere. Il sistema del “Credito Sociale” non è altro che un metodo, un modo per applicare in pratica la dottrina sociale della Chiesa che è parte integrante degli insegnamenti della Chiesa. In questo il “Giornale di Michele” (Michael's Journal) non si discosta dal suo primo obiettivo che è di “promuovere lo sviluppo di una società più Cristiana attraverso la diffusione degli insegnamenti della Chiesa cattolica romana”.

Perché una dottrina sociale ?

Se la Chiesa interviene sulle materie sociali ed ha sviluppato una serie di principi che vengono chiamati     “dottrina sociale della Chiesa”, è essenzialmente perché come Papa Benedetto XV ha detto: “è sul piano economico che la salvezza delle anime è a rischio”.

Il suo immediato successore, Papa Pio XI, ha dichiarato: “Si può affermare in tutta onestà che oggi le condizioni della vita sociale ed economica sono quelle in cui vaste moltitudini di uomini possono solo con gran difficoltà prestare attenzione a  quell'unica cosa necessaria, ovvero la loro salvezza eterna” (Enciclica QUADRAGESIMO ANNO, 15 maggio 1931).

Pio XII ha usato parole simili nella trasmissione radio del primo giugno 1941: “Come può la Chiesa – una madre così amorosa che si prende cura del benessere dei suoi figli – permettersi di rimanere indifferente quando vede le loro difficoltà, rimanere in silenzio o pretendere di non vedere e di non capire le condizioni sociali le quali, volontariamente o no, rendono difficile e praticamente impossibile una condotta cristiana in conformità con i Comandamenti del Giudice Supremo ?” Attraverso i secoli I Papi hanno continuato a trasmettere questo messaggio.

Permeare la società col Vangelo

Il 25 ottobre 2004, il Pontificio Consiglio per la Giustizia  e la Pace ha pubblicato il Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa. Questo documento presenta I principi della Dottrina Sociale della Chiesa nelle diverse aree della vita del pubblico. Il lavoro sul volume iniziò sotto la presidenza del Cardinale François-Xavier Nguyên Van Thuân.
Il libro è dedicato all'ultimo Santo Padre Giovanni Paolo II, “maestro di dosttrina sociale e testimone evangelico della giustizia  e della pace” che, nell'esortazione apostolica post-sinodale del 1999 Ecclesia in America, raccomandò che “sarebbe molto utile avere un compendio o una sintesi approvata della dottrina sociale della Chiesa includendo un catechismo che possa mostrare la connessione tra questa e la nuova evangelizzazione“.
Il Compendio dice che: “la dottrina sociale della Chiesa è parte integrante del Suo ministero d'evangelizzazione...notando che riguarda la comunità di uomini e donne, le situazioni e i problemi che riguardano la giustizia, la libertà, lo sviluppo, le relazioni tra le persone e la pace, sono estranee all'evangelizzazione. L'evangelizzazione sarebbe incompleta se non tenesse conto delle continue richieste presentate dal Vangelo e dalla vita concreta, personale e sociale, dell'uomo”.
Nel paragrafo 71 si legge: “da un lato non si deve « costringere erroneamente il fatto religioso alla sfera puramente privata », da un altro lato non si può orientare il messaggio cristiano verso una salvezza puramente ultraterrena, incapace di illuminare la presenza sulla terra. Per la rilevanza pubblica del Vangelo e della fede e per gli effetti perversi dell'ingiustizia, cioè del peccato, la Chiesa non può restare indifferente alle vicende sociali: « è compito della Chiesa annunciare sempre e dovunque i principi morali anche circa l'ordine sociale, e così pure pronunciare il giudizio su qualsiasi realtà umana, in quanto lo esigono i diritti fondamentali della persona umana o la salvezza delle anime ».

La Chiesa non può rimanere indifferente alle piaghe della fame e dell'indebitamento in un mondo che mette a rischio la salvezza dell'anima. É per questo che la Chiesa chiede una riforma del sistema economico e finanziario che lo possa portare al servizio dell'essere umano. La Chiesa offre il principio morale secondo il quale ogni sistema finanziario deve essere giudicato. La Chiesa chiede al fedele credente di mettere questi principi in pratica.  Il fedele credente ha il ruolo di rinnovare l'ordine temporale e di metterlo in riga col piano divino lavorando per soluzioni sul piano economico come ultima missione.

Il Credito Sociale

È per questo motivo che Louis Even ha deciso di diffondere la dottrina del Credito Sociale che è una serie di principi e proposte finanziarie che furono portate avanti per la prima volta nel 1918 dallo scozzese Clifford Hugh Douglas.
Quando Louis Even scoprì la grande luce del Credito Sociale nel 1935, capì immediatamente come questa soluzione avrebbe realizzato i principi Cristiani di giuastizia sociale nell'economia. Il diritto di tutti di godere dei beni materiali e la distribuzione di pane quotidiano a tutti attraverso l'allocazione di un dividendo sociale ad ogni essere umano. Louis even se ne fece una missione di offrire a tutti la grande luce del Credito Sociale perché capì l'importanza di questa dottrina.
La dottrina sociale della Chiesa può essere riassunta in quattro principi, o pilastri, sui quali dev'essere fondato qualsiasi sistema sociale. Citando dal paragrafo 160 al paragrafo 161 del Compendio sulla dottrina sociale della Chiesa:
I principi permanenti della dottrina sociale della Chiesa costituiscono i veri e propri cardini dell'insegnamento sociale cattolico: si tratta del principio della dignità della persona umana — già trattato nel capitolo precedente — nel quale ogni altro principio e contenuto della dottrina sociale trova fondamento, del bene comune, della sussidiarietà e della solidarietà. Tali principi, espressione dell'intera verità sull'uomo conosciuta tramite la ragione e la fede, scaturiscono « dall'incontro del messaggio evangelico e delle sue esigenze, che si riassumono nel comandamento supremo dell'amore di Dio e del prossimo e nella giustizia, con i problemi derivanti dalla vita della società ». La Chiesa, nel corso della storia e alla luce dello Spirito, riflettendo sapientemente all'interno della propria tradizione di fede, ha potuto dare a tali principi fondazione e configurazione sempre più accurate, enucleandoli progressivamente, nello sforzo di rispondere con coerenza alle esigenze dei tempi e ai continui sviluppi della vita sociale. Questi principi hanno un carattere generale e fondamentale, poiché riguardano la realtà sociale nel suo complesso: dalle relazioni interpersonali caratterizzate da prossimità ed immediatezza a quelle mediate dalla politica, dall'economia e dal diritto; dalle relazioni tra comunità o gruppi ai rapporti tra i popoli e le Nazioni. Per la loro permanenza nel tempo ed universalità di significato, la Chiesa li indica come il primo e fondamentale parametro di riferimento per l'interpretazione e la valutazione dei fenomeni sociali, necessario perché vi si possono attingere i criteri di discernimento e di guida dell'agire sociale, in ogni ambito.

Il primato della persona umana

La dottrina sociale della Chiesa può essere riassunta in un principio di base: il primato della persona umana. L'insegnamento della Chiesa nelle materie sociali ha la verità come Sua guida, la giustizia come Suo fine e l'amore come Sua forza trainante...
“Principio fondamentale in tale concezione è, come emerge da quanto fin qui si è detto, che i singoli esseri umani sono e devono essere il fondamento, il fine e i soggetti di tutte le istituzioni in cui si esprime e si attua la vita sociale” (Papa Giovanni XXIII, enciclica MATER ET MAGISTRA, 15 maggio 1961)
Il Compendio afferma: “La Chiesa vede nell'uomo, in ogni uomo, l'immagine vivente di Dio stesso; immagine che trova ed è chiamata a ritrovare sempre più profondamente piena spiegazione di sé nel mistero di Cristo, Immagine perfetta di Dio, Rivelatore di Dio all'uomo e dell'uomo a se stesso.” (Paragrafo 105)
“Tutta la vita sociale è un'espressione del suo inconfondibile protagonista, l'essere umano. La persona umana è, e deve sempre rimanere, il soggetto a fondamento e fine della vita sociale.” (Pio XII, radiomessaggio del 24 dicembre 1944)

Una società giusta può essere realizzata soltanto nel rispetto della dignità trascendente della persona umana. Essa rappresenta il fine ultimo della società, la quale è ad essa ordinata:
“L'ordine sociale pertanto e il suo progresso debbono sempre lasciar prevalere il bene delle persone, poiché l'ordine delle cose deve essere subordinato all'ordine delle persone e non l'inverso” (COSTITUZIONE PASTORALE SULLA CHIESA NEL MONDO CONTEMPORANEO GAUDIUM ET SPES, 26)

Il rispetto della dignità umana non può assolutamente prescindere dal rispetto di questo principio: bisogna « considerare il prossimo, nessuno eccettuato, come un altro se stesso, tenendo conto prima di tutto della sua vita e dei mezzi necessari per viverla degnamente ». Occorre che tutti i programmi sociali, scientifici e culturali, siano presieduti dalla consapevolezza del primato di ogni essere umano. (Compendio, par. 132)

Sistemi al servizio dell'uomo

Il Credito Sociale condivide la stessa filosofia. Nel primo capitolo del suo libro, Democrazia Economica, Clifford Hugh Douglas scrisse: “I sistemi sono fatti per l'umanità e non viceversa. L'interesse dell'umanità, che è la sua crescita in autonomia, è al di sopra di questi sistemi”. Nella sua prima enciclica REDEMPTOR HOMINIS (il redentore dell'umanità), Papa Giovanni Paolo secondo parlò delle indispensabili trasformazioni delle strutture della vita economica di povertà in mezzo all'abbondanza che mettono in discussione I meccanismi monetari e finanziari... “L'uomo non può rinunciare a se stesso, né al posto che gli spetta nel mondo visibile; non può diventare schiavo delle cose, schiavo dei sistemi economici, schiavo della produzione, schiavo dei suoi propri prodotti.”
Così diventa molto chiaro da queste citazioni che tutti i sistemi devono essere al servizio dell'umanita e che ciò include i sistemi finanziari ed economici: “Voglio affrontare nuovamente un argomento molto delicato e doloroso. Mi riferisco al tormento dei rappresentanti di vari paesi che non sanno più come affrontare lo spaventoso problema dell'indebitamento. Una riforma strutturale del sistema finanziario mondiale è, senza dubbio, una delle iniziative che appaiono tra le più urgenti e necessarie.” (Messaggio di Papa Giovanni Paolo secondo alla sesta conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo a Ginevra, il 26 settembre 1985).
“Come società democratica, guardate con attenzione a tutto ciò che accade in questo potente mondo del denaro! Il mondo della finanza è anche un mondo umano, il nostro mondo, che sottostà alla coscienza di tutti noi; perché esistono anche I principi etici. Quindi fate in modo che voi possiate portare un contributo alla pace mondiale con la vostra economia e con le vostre banche, e non un contributo – forse indirettamente – alla guerra e all'ingiustizia!” (Giovanni Paolo II, omelia a Flueli, Svizzera, 14 giugno 1984).
Nella sua enciclica CENTESIMUS ANNUS pubblicata nel 1991 per il centesimo anniversario dell'enciclica RERUM NOVARUM di Papa Leono tredicesimo, Papa Giovanni Paolo secondo ha stilato una lista dei principali diritti umani:
“il diritto alla vita, di cui è parte integrante il diritto a crescere sotto il cuore della madre dopo essere stati generati; il diritto a vivere in una famiglia unita e in un ambiente morale, favorevole allo sviluppo della propria personalità; il diritto a maturare la propria intelligenza e la propria libertà nella ricerca e nella conoscenza della verità; il diritto a partecipare al lavoro per valorizzare i beni della terra ed a ricavare da esso il sostentamento proprio e dei propri cari; il diritto a fondare liberamente una famiglia ed a accogliere e educare i figli, esercitando responsabilmente la propria sessualità. Fonte e sintesi di questi diritti è, in un certo senso, la libertà religiosa, intesa come diritto a vivere nella verità della propria fede ed in conformità alla trascendente dignità della propria persona”.

IL CAPITALISMO DEVE ESSERE CORRETTO

La dottrina sociale della Chiesa è al di sopra dei sistemi economici esistenti, poiché si pone al livello dei principi. Un sistema economico è buono solo nella misura in cui applica i principi della giustizia insegnati dalla Chiesa. Come Papa Giovanni Paolo secondo scrisse nel 1987, nella sua enciclica SOLLICITUDO REI SOCIALIS : “"...la tensione tra Oriente ed Occidente non riguarda di per sé un'opposizione tra due diversi gradi di sviluppo, ma piuttosto tra due concezioni dello sviluppo stesso degli uomini e dei popoli, entrambe imperfette e tali da esigere una radicale correzione... É, questa, una delle ragioni per cui la dottrina sociale della Chiesa assume un atteggiamento critico nei confronti sia del capitalismo liberista sia del collettivismo marxista.”
Possiamo capire perché la Chiesa condanna il comunismo ed il collettivismo marxista che, come Papa Pio XI scridde, è “intrinsecamente malvagio” ed anti-cristiano essondo il suo fine dichiarato la completa distruzione della proprietà privata, della famiglia e della religione. Perché la Chiesa condanna il capitalismo ?
Nel secondo capitolo dell'enciclica CENTESIMUS ANNUS, Giovanni Paolo secondo ricorda I differenti eventi che presero piede nel mondo dalla RERUM NOVARUM di Leone XIII fino al giorno d'oggi, incluse le due guerre mondiali e la presa delll'Europa orientale da parte del comunismo. Egli indica come Leone XIII aveva ragione a denunciare che il socialismo, lungi dal risolvere la questione sociale, si sarebbe dimostrato un grande fallimento che ha fatto soffrire milioni di vittime innocenti: “Papa Leone, infatti, previde le conseguenze negative sotto tutti gli aspetti, politico, sociale ed economico, di un ordinamento della società quale proponeva il «socialismo», che allora era allo stadio di filosofia sociale e di movimento più o meno strutturato.(...) Occorre qui sottolineare due cose: da una parte, la grande lucidità nel percepire, in tutta la sua crudezza, la reale condizione dei proletari, uomini, donne e bambini; dall'altra, la non minore chiarezza con cui si intuisce il male di una soluzione che, sotto l'apparenza di un'inversione delle posizioni di poveri e ricchi, andava in realtà a detrimento di quegli stessi che si riprometteva di aiutare. Il rimedio si sarebbe così rivelato peggiore del male. Individuando la natura del socialismo del suo tempo nella soppressione della proprietà privata, Leone XIII arrivava al nodo della questione”.
Giovanni paolo secondo disse che l'errore fondamentale del socialismo è l'ateismo perché quando una persona nega l'esistenza di Dio, di un essere superiore che ha creato l'uomo, essa nega pure l'esistenza di tutte le leggi morali. La dignità ed i diritti della persona umana vengono distrutti, portando alla dittatura dove lo stato decide cosa è bene per l'individuo. Questo porta anche al disordine sociale ed all'anarchia, dove ogni individuo si crea la propria concezione del bene e del male.
Anche se il marxismo è collassato, questo non vuol dire che il capitalismo sia trionfato. Anche dopo la caduta del comunismo ci sono ancora miliardi di poveri e situazioni d'ingiustizia nel mondo:
“La soluzione marxista è fallita, ma permangono nel mondo fenomeni di emarginazione e di sfruttamento, specialmente nel Terzo Mondo, nonché fenomeni di alienazione umana, specialmente nei Paesi più avanzati, contro i quali si leva con fermezza la voce della Chiesa. Tante moltitudini vivono tuttora in condizioni di grande miseria materiale e morale. Il crollo del sistema comunista in tanti Paesi elimina certo un ostacolo nell'affrontare in modo adeguato e realistico questi problemi, ma non basta a risolverli. C'è anzi il rischio che si diffonda un'ideologia radicale di tipo capitalistico, la quale rifiuta perfino di prenderli in considerazione, ritenendo a priori condannato all'insuccesso ogni tentativo di affrontarli, e ne affida fideisticamente la soluzione al libero sviluppo delle forze di mercato”. (CENTESIMUS ANNUS, 42)
In questa enciclica, Giovanni Paolo secondo riconosce i meriti della libera impresa, dell'iniziativa privata e del profitto: “Sembra che, tanto a livello delle singole Nazioni quanto a quello dei rapporti internazionali, il libero mercato sia lo strumento più efficace per collocare le risorse e rispondere efficacemente ai bisogni. Ciò, tuttavia, vale solo per quei bisogni che sono «solvibili», che dispongono di un potere d'acquisto, e per quelle risorse che sono «vendibili», in grado di ottenere un prezzo adeguato. Ma esistono numerosi bisogni umani che non hanno accesso al mercato. È stretto dovere di giustizia e di verità impedire che i bisogni umani fondamentali rimangano insoddisfatti e che gli uomini che ne sono oppressi periscano.” (CENTESIMUS ANNUS, 34)

L'errore che la Chiesa trova nel capitalismo attuale non è quindi né la proprietà privata né la libera intrapresa. Lungi dal volere la scomparsa della proprietà privata la Chiesa invece auspica la sua diffusa disponibilità in modo che tutti possano divenire realmente proprietari di capitale e quindi essere veri “capitalisti”:
"Come afferma il nostro predecessore Pio XII, la dignità della persona umana esige "normalmente come fondamento naturale per vivere il diritto all’uso dei beni della terra, a cui risponde l’obbligo fondamentale di accordare una proprietà privata possibilmente a tutti (...) Per cui, utilizzando accorgimenti tecnici di varia natura riscontrati efficaci, non riesce difficile promuovere iniziative e svolgere una politica economico - sociale che incoraggi ed agevoli una più larga diffusione della proprietà privata di beni di consumo durevoli, dell’abitazione, del podere, delle attrezzature proprie dell’impresa artigiana ed agricolo-familiare, degli investimenti nelle medie e nelle grandi aziende. (Papa Giovanni XXIII, MATER ET MAGISTRA, 15 maggio 1961, 101-102)

Il credito sociale coi suoi dividendi per ogni persona riconosce ogni individuo un “capitalista”, un co-ereditiero delle risorse naturali e dei progressi, alcuni dei quali sono le invenzioni umane e la tecnologia.

Il capitalismo è stato viziato dal sistema finanziario

L'errore che la Chiesa individua nel sistema capitalista è il fatto che ad ognuno degli esseri umani viventi sul pianeta non è garantito l'accesso a un minimo di beni materiali. Così ad essi non è permesso di avere una vita decente ed anche nei paesi più sviluppati ci sono milioni di persone che non hanno il necessario. È il principio della destinazione dei beni umani che non viene applicato: c'è una produzione sovrabbondante ma la distribuzione è carente.
Nel sistema presente lo strumento che rende possibile la distribuzione dei beni e servizi, il simbolo che permette alla gente di ottenere I prodotti, è la moneta. È quindi il sistema monetario, il sistema finanziario che è in errore nel capitalismo.
Papa Pio XI scrisse in QUADRAGESIMO ANNO nel 1931: “Il capitalismo in sé non è da condannare. E sicuramente non è vizioso per la propria natura, ma è stato viziato”.
Quello che la Chiesa condanna non è il capitalismo come sistema produttivo, ma, secondo le parole di Papa Paolo sesto, “il sistema calamitoso che lo accompagna”, che è il sistema finanziario:
“Tale «liberalismo» senza freno conduceva alla dittatura, a buon diritto denunciata da Pio XI come generatrice dell'«imperialismo internazionale del denaro». Non si condanneranno mai abbastanza simili abusi, ricordando ancora una volta solennemente che l'economia è al servizio dell'uomo. Ma se è vero che un certo «capitalismo» è stato la fonte di tante sofferenze, di tante ingiustizie e lotte fratricide, di cui perdurano gli effetti, errato sarebbe attribuire alla industrializzazione stessa quei mali che sono dovuti al nefasto sistema che l'accompagnava. Bisogna, al contrario, e per debito di giustizia, riconoscere l'apporto insostituibile dell'organizzazione del lavoro e del progresso industriale all'opera dello sviluppo.” (POPULORUM PROGRESSIO, SULLO SVILUPPO DEI POPOLI, 26 marzo 1967, p.26)

Il difetto del sistema: la moneta viene creata dalle banche come debito

È il sistema finanziario che non adempie ai suoi scopi; è stato depistato dai suoi fini che erano di fare in modo che la produzione incontrasse la domanda. La moneta non dev'essere altro che uno strumento di distribuzione, un simbolo che esplicita la domanda, in altre parole: un semplice sistema contabile
La moneta deve essere asservita, ma i banchieri, appropriandosi del controllo sulla sua creazione, ne hanno fatto uno strumento di dominio. Poiché oggi è impossibile per la gente vivere senza soldi, ognuno è costretto, e questo include i governi, le società commerciali e gli individui, a sottomettersi alle condizioni a lui imposte dai banchieri per ottenere denaro. La moneta, nella società odierna, significa avere il diritto di vivere. Questo sistema porta ad una vera dittatura sulla vita economica e così i banchieri sono diventati I padroni delle nostre vite.  Papa Pio XI aveva ragione quando nelll'enciclica QUADRAGESIMO ANNO dice:
“  Questo potere diviene più che mai dispotico in quelli che, tenendo in pugno il danaro, la fanno da padroni; onde sono in qualche modo i distributori del sangue stesso, di cui vive l'organismo economico, e hanno in mano, per così dire, l'anima dell'economia, sicché nessuno, contro la loro volontà, potrebbe nemmeno respirare.”  (par. 106)
Non vi è alcuno modo con cui qualsiasi paese possa uscire dal debito nel sistema attuale, poiché tutta la moneta viene creata come debito: tutta la moneta che esiste entra in circolazione solamente quando viene prestata con usura dalle banche. Quando il prestito viene ripagato alla banca, la moneta cessa di esistere venendo ritirata dalla circolazione. In altre parole, viene creata nuova moneta ogni volta che viene effettuato un prestito e questa stessa moneta viene distrutta ogni volta che il prestito viene restituito [1]
L'errore fondamentale di tale sistema è che quando le banche creano moneta per effettuare i prestiti, essi chiedono ai debitori di ripagare più moneta di quella che era stata creata (usura). Le banche creano il capitale ma non gli interessi: E poiché è impossibile pagare moneta che non esiste, i debiti si accumulano e/o si rende necessario effettuare altri prestiti per poter pagare gli interessi (come nel debito pubblico). Questo non risolve il problema poiché si sprofonda dempre più nei debiti.
La creazione di moneta come debito da parte dei banchieri internazionali è il mezzo per imporre la loro volontà sugli individui e per controllare il mondo:
“A questa analisi generale di ordine religioso si possono aggiungere alcune considerazioni particolari, per notare che tra le azioni e gli atteggiamenti opposti alla volontà di Dio e al bene del prossimo e le «strutture» che essi inducono, i più caratteristici sembrano oggi soprattutto due: da una parte, la brama esclusiva del profitto e dall'altra, la sete del potere col proposito di imporre agli altri la propria volontà.”  (Giovanni Paolo II, enciclica SOLLICITUDO REI SOCIALIS, PAR. 37)

L'effetto dell'interesse composto (anatocismo)

Le istituzioni come il Fondo Monetario internazionale e la Banca Mondiale pretendono di aiutare i paesi in difficoltà finanziaria coi loro prestiti, ma a causa del carico degli interessi (interesse composto) che questi debbono ripagare, questi paesi finiscono per diventare più poveri di prima dell'erogazione del prestito. Qui abbiamo alcuni esempi notevoli: nel periodo tra il 1980 ed il 1990 I paesi sudamericani hanno mpagato interessi per 418 milioni di dollari su prestiti originari di 80 milioni di dollari... e ancora dovevano restituirne il capitale nonostante l'avesserro pagato più di 5 volte !
In Canada le cose vanno ancora peggio: il 93% del debito pubblico di 562 miliardi di dollari (nel 2003) era costituito da interessi: il capitale originariamente prestato (39 miliardi di dollari) rappresenta solo il 7% del debito. I rimanenti 523 miliardi coprono il costo del prestito di 39 miliardi !
Secondo la “Jubilee 2000 Coalition”, per ogni dollaro che fluisce come aiuto nei paesi poveri ogni anno, 8 dollari vengono restituiti come servizio al debito. Sono esempi come questi che portarono San Leo a scrivere: “L'avaro che sostiene di fare il bene al prossimo mentre lo sta ingannando, è ingiusto e insolente... Colui che, tra le altre regole di una condotta pia, non ha prestato denaro a usura, godrà del riposo eterno.... mentre chi diviene ricco a danno del prossimo, merita in cambio la dannazione eterna”. San giovanni Crisòstomo scrisse: “Niente è più vergognoso e crudele dell'usura”.

I debiti devono essere cancellati

 Qualsiasi persona sensibile realizza che è criminale chiedere alle nazioni di continuare a pagare interessi su debiti che sono stati già pagati varie volte. Possiamo quindi capire perché la Chiesa condanna l'usura e chiede la cancellazione dei debiti. Quando capite che la moneta prestata dalle banche è letteralmente creata dal nulla con un tratto di penna (o digitando numeri nel computer), allora è facile capire che I debiti possono essere cancellati senza che nessuno rimanga penalizzato.
Il 27 dicembre 1986, il Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace ha pubblicato un documento intitolato “Al servizio della comunità umana: un approccio etico al debito internazionale” Qui ci sono alcuni estratti per aiutare ad evidenziare il nostro discorso:
“I paesi debitori, di fatto, si trovano intrappolati in un circolo vizioso. Per poter ripagare i loro debiti, sono obbligati a trasferire somme di denaro sempre più grandi al di fuori del paese. Si tratta di risorse che avrebbero dovuto essere disponibili per le necessità e gli investimenti interni e quindi per il loro sviluppo. Il servizio del debito non può essere soddisfatto al prezzo dell'asfissìa dell'economia del paese  e nessun governo può moralmente imporre al suo popolo delle privazioni incompatibili con la dignità umana... Col Vangelo come fonte d'ispirazione, si possono contemplare altri tipi di azioni come garantire delle dilazioni o delle parziali o addirittura totali remissioni dei debiti... In alcuni casi I paesi creditori potrebbero trasformare I debiti in donazioni.
La Chiesa insiste che sia garantita la priorità alla gente ed ai suoi bisogni, sopra e aldilà delle costrizioni e dei meccanismi finanziari spesso sostenuti come unici imperativi”.
Papa Giovanni Paolo secondo scrisse nella sua enciclica CENTESIMUS ANNUS (par.35):
“È certamente giusto il principio che i debiti debbano essere pagati; non è lecito, però, chiedere o pretendere un pagamento, quando questo verrebbe ad imporre di fatto scelte politiche tali da spingere alla fame e alla disperazione intere popolazioni. Non si può pretendere che i debiti contratti siano pagati con insopportabili sacrifici. In questi casi è necessario — come, del resto, sta in parte avvenendo — trovare modalità di alleggerimento, di dilazione o anche di estinzione del debito, compatibili col fondamentale diritto dei popoli alla sussistenza ed al progresso”.

Durante la preparazione del Gran Giubileo dell'anno 2000, Papa Giovanni Paolo secondo ha ripetuto in varie occasioni che occorreva cancellare tutti i debiti. Qui ci sono degli estratti dalla sua udienza settimanale del 3 novembre 1999:
“Negli anni del giubileo del tempo dell'Antico Testamento, la gente recuperava le proprietà della famiglia perse attraverso il pagamento dei debiti, e quelli che avevano perso la libertà a causa del debito, venivano liberati. Questo avveniva perché la Terra apparteneva a Dio che l'aveva donata alla comunità intera per usarla a suo beneficio. Il Giubileo ci ricorda le richieste del bene comune e il fatto che le risorse mondiali sono intese per tutti. È quindi il giusto tempo per volgere il pensiero a ridurre sostanzialmente, se non direttamente cancellare, il debito internazionale che minaccia seriamente il futuro di tante nazioni”.
Una volta che I debiti sono cancellati l'unico modo per impedire che si riformino e permettere alle nazioni di ripartire da zero è che ogni nazione crei la sua propria moneta senza debito né interessi e che smetta di prendere prestiti ad usura dalle banche commerciali e dalle istituzioni internazionali come il Fondo Monetario o la Banca Mondiale. Se lasciate ai banchieri privati il potere di creare moneta, I debiti cresceranno ancora. Questo ci ricorda le parole di Sir Josiah Stamp, ex capo della Banca d'Inghilterra:
“Il sistema bancario è stato concepito nell'ingiustizia ed è nato nel peccato... I banchieri posseggono il mondo. Toglietelo, ma lasciategli il potere di creare denaro e, con un tratto di penna, creeranno abbastanza moneta per ricomprarselo... Togliete loro questo enorme potere e tutte le grandi fortune, come la mia, scompariranno, e devono scomparire, perché così questo diventerà un mondo migliore e più felice dove vivere... Ma, se volete continuare ad essere gli schiavi dei banchieri e pagare il costo della vostra stessa schiavitù, allora lasciate che I banchieri continuino a creare moneta e a controllare il credito”.
Per quanti non capiscono come le banche creano moneta, l'unico modo per cancellare un debito è di trovare qualcuno che lo ripaghi. Ma quando quelli che capiscono i principi del Credito Sociale e i meccanismi del sistema bancario dicono “cancellate” il debito, vogliamo proprio dire questo: annullatelo! Non chiediamo a nessuno di pagarlo e non chiediamo certo al governo di “stampare moneta” per pagare il debito. Quello che proponiamo è che I governi smettano immediatamente di prendere prestiti usurari. Il governo è perfettamente in grado di creare moneta [2] da solo, libera da interessi. Questa è l'unica soluzione che va alla radice del problema e che risolve una volta per tutte la questione ponendo finalmente la moneta al servizio della persona umana.

Alain Pilote


Note:

1) Nel primo capitolo abbiamo visto come in realtà tale denaro creato e non contabilizzato, per la parte che costituisce il capitale prestato, non viene distrutto ma dopo essere rifluito nelle banche, viene veicolato nei sistemi di compensazione interbancaria e viene riciclato in nero su conti a favore di pochissimi privilegiati.

2) Si fa qui riferimento alla LEX MONETAE, principio fondamentale del diritto internazionale.

Il Credito Sociale e la Dottrina Sociale della Chiesa (continuazione)

L'oggetto della sezione precedente era il primo dei quattro principi di base sul primato dell'essere umano sui semplici sistemi come inteso secondo la dottrina sociale della Chiesa.
Questo significa, secondo gli insegnamenti della Chiesa, che lo scopo del sistema economico e finanziario è di servire l'essere umano. Il fine di un sistema economico dovrebbe essere il soddisfacimento dei bisogni umani, la produzione di beni (il ruolo del sistema produttivo) e la distribuzione dei beni in modo che essi possano raggiungere il pubblico che li necessita (il ruolo del sistema finanziario). Il credito sociale propone una tecnica che rende possibile al sistema produttivo e a quello finanziario di raggiungere I loro scopi.
Nell'enciclica QUADRAGESIMO ANNO, Papa Pio XI definì lo scopo desiderato di un sistema economico in questo modo:
“ Giacché allora l'economia sociale veramente sussisterà e otterrà i suoi fini, quando a tutti e singoli i soci saranno somministrati tutti i beni che si possono apprestare con le forze e i sussidi della natura, con l'arte tecnica, con la costituzione sociale del fatto economico; i quali beni debbono essere tanti quanti sono necessari sia a soddisfare ai bisogni e alle oneste comodità, sia promuovere tra gli uomini quella più felice condizione di vita, che, quando la cosa si faccia prudentemente, non solo non è d'ostacolo alla virtù, ma grandemente la favorisce” (par. 76)

Il bene comune

Ora affronteremo gli altri tre principi trattati nel Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa: il bene comune, la sussidiarietà e la solidarietà.

164 Dalla dignità, unità e uguaglianza di tutte le persone deriva innanzi tutto il principio del bene comune, al quale ogni aspetto della vita sociale deve riferirsi per trovare pienezza di senso. Secondo una prima e vasta accezione, per bene comune s'intende « l'insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono sia alle collettività sia ai singoli membri, di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più celermente ». (GAUDIUM ET SPES, par. 26)

167 Il bene comune impegna tutti i membri della società: nessuno è esentato dal collaborare, a seconda delle proprie capacità, al suo raggiungimento e al suo sviluppo.(...) Tutti hanno anche il diritto di fruire delle condizioni di vita sociale che risultano dalla ricerca del bene comune. Suona ancora attuale l'insegnamento di Pio XI: « Bisogna procurare che la distribuzione dei beni creati, la quale ognuno vede quanto ora sia causa di disagio, per il grande squilibrio fra i pochi straricchi e gli innumerevoli indigenti, venga ricondotta alla conformità con le norme del bene comune e della giustizia sociale ». (Pio XI, Lett. enc. QUADRAGESIMO ANNO: AAS 23 - 1931 - par. 197)

168 La responsabilità di conseguire il bene comune compete, oltre che alle singole persone, anche allo Stato, poiché il bene comune è la ragion d'essere dell'autorità politica.(Catechismo della Chiesa Cattolica, 1910) Lo Stato, infatti, deve garantire coesione, unitarietà e organizzazione alla società civile di cui è espressione, in modo che il bene comune possa essere conseguito con il contributo di tutti i cittadini. L'uomo singolo, la famiglia, i corpi intermedi non sono in grado di pervenire da se stessi al loro pieno sviluppo; da ciò deriva la necessità di istituzioni politiche, la cui finalità è quella di rendere accessibili alle persone i beni necessari — materiali, culturali, morali, spirituali — per condurre una vita veramente umana. Il fine della vita sociale è il bene comune storicamente realizzabile.

170 Il bene comune della società non è un fine a sé stante; esso ha valore solo in riferimento al raggiungimento dei fini ultimi della persona e al bene comune universale dell'intera creazione. Dio è il fine ultimo delle sue creature e per nessun motivo si può privare il bene comune della sua dimensione trascendente, che eccede ma anche dà compimento a quella storica.

LA DESTINAZIONE UNIVERSALE DEI BENI

171 Tra le molteplici implicazioni del bene comune, immediato rilievo assume il principio della destinazione universale dei beni: « Dio ha destinato la terra con tutto quello che in essa è contenuto all'uso di tutti gli uomini e popoli, sicché i beni creati devono pervenire a tutti con equo criterio, avendo per guida la giustizia e per compagna la carità ».(GAUDIUM ET SPES, par. 69) Tale principio si basa sul fatto che « la prima origine di tutto ciò che è bene è l'atto stesso di Dio che ha creato la terra e l'uomo, ed all'uomo ha dato la terra perché la domini col suo lavoro e ne goda i frutti (cfr. Gen 1,28-29). Dio ha dato la terra a tutto il genere umano, perché essa sostenti tutti i suoi membri, senza escludere né privilegiare nessuno. È qui la radice dell'universale destinazione dei beni della terra. Questa, in ragione della sua stessa fecondità e capacità di soddisfare i bisogni dell'uomo, è il primo dono di Dio per il sostentamento della vita umana ».(Giovanni Paolo secondo, CENTESIMUS ANNUS, par. 31) La persona, infatti, non può fare a meno dei beni materiali che rispondono ai suoi bisogni primari e costituiscono le condizioni basilari per la sua esistenza; questi beni le sono assolutamente indispensabili per alimentarsi e crescere, per comunicare, per associarsi e per poter conseguire le più alte finalità cui è chiamata.(Cfr. Pio XI, radiomessaggio del 1 giugno 1941)

172 Il principio della destinazione universale dei beni della terra è alla base del diritto universale all'uso dei beni. Ogni uomo deve avere la possibilità di usufruire del benessere necessario al suo pieno sviluppo: il principio dell'uso comune dei beni è il « primo principio di tutto l'ordinamento etico-sociale » e « principio tipico della dottrina sociale cristiana ». (Giovanni Paolo secondo, enc. SOLLICITUDO REI SOCIALIS, par. 42) Per questa ragione la Chiesa ha ritenuto doveroso precisarne la natura e le caratteristiche. Si tratta innanzi tutto di un diritto naturale, inscritto nella natura dell'uomo, e non di un diritto solo positivo, legato alla contingenza storica; inoltre, tale diritto è « originario ». Esso inerisce alla singola persona, ad ogni persona, ed è prioritario rispetto a qualunque intervento umano sui beni, a qualunque ordinamento giuridico degli stessi, a qualunque sistema e metodo economico-sociale: « Tutti gli altri diritti, di qualunque genere, ivi compresi quelli della proprietà e del libero commercio, sono subordinati ad essa [destinazione universale dei beni]: non devono quindi intralciarne, bensì al contrario facilitarne la realizzazione, ed è un dovere sociale grave e urgente restituirli alla loro finalità originaria ».(Paolo VI, enc. POPULORUM PROGRESSIO, par. 22)

176 Mediante il lavoro, l'uomo, usando la sua intelligenza, riesce a dominare la terra e a farne la sua degna dimora: « In tal modo egli fa propria una parte della terra, che appunto si è acquistata col lavoro. È qui l'origine della proprietà individuale ». (Giovanni Paolo secondo, CENTESIMUS ANNUS, par. 31) La proprietà privata e le altre forme di possesso privato dei beni « assicurano ad ognuno lo spazio effettivamente necessario per l'autonomia personale e familiare, e devono essere considerati come un prolungamento della libertà umana. Costituiscono in definitiva una delle condizioni delle libertà civili, in quanto producono stimoli ad osservare il dovere e la responsabilità ». (GAUDIUM ET SPES, par. 71) La proprietà privata è elemento essenziale di una politica economica autenticamente sociale e democratica ed è garanzia di un retto ordine sociale. La dottrina sociale richiede che la proprietà dei beni sia equamente accessibile a tutti, così che tutti diventino, almeno in qualche misura, proprietari, ed esclude il ricorso a forme di « comune e promiscuo dominio » . (Leone XIII, RERUM NOVARUM, par. 11)

L'eredità del progresso

179 L'attuale fase storica, mettendo a disposizione della società beni nuovi, del tutto sconosciuti fino ai tempi recenti, impone una rilettura del principio della destinazione universale dei beni della terra, rendendone necessaria un'estensione che comprenda anche i frutti del recente progresso economico e tecnologico. La proprietà dei nuovi beni, che provengono dalla conoscenza, dalla tecnica e dal sapere, diventa sempre più decisiva, perché su di essa « si fonda la ricchezza delle Nazioni industrializzate molto più che su quella delle risorse naturali ». (Giovanni Paolo secondo, CENTESIMUS ANNUS, par. 32)
Le nuove conoscenze tecniche e scientifiche devono essere poste a servizio dei bisogni primari dell'uomo, affinché possa gradualmente accrescersi il patrimonio comune dell'umanità. La piena attuazione del principio della destinazione universale dei beni richiede, pertanto, azioni a livello internazionale e iniziative programmate da parte di tutti i Paesi: « Occorre rompere le barriere e i monopoli che lasciano tanti popoli ai margini dello sviluppo, assicurare a tutti — individui e Nazioni — le condizioni di base, che consentano di partecipare allo sviluppo ».

Perché ognuno sia un vero “capitalista” ed abbia accesso alla produzione del mondo d'oggi, dobbiamo utilizzare la filosofia del credito sociale. Come già detto in precedenti lezioni, il dividendo è costituito da due fattori: l''eredità delle risorse naturali e le invenzioni delle generazioni passate. Papa Giovanni Paolo secondo così ne parla nell'enciclica LABOREM EXERCENS sul lavoro umano (par.13):
“L'uomo, lavorando a qualsiasi banco di lavoro, sia esso relativamente primitivo oppure ultra-moderno, può rendersi conto facilmente che col suo lavoro entra in un duplice patrimonio, cioè nel patrimonio di ciò che è dato a tutti gli uomini nelle risorse della natura, e di ciò che gli altri hanno già in precedenza elaborato sulla base di queste risorse, prima di tutto sviluppando la tecnica, cioè formando un insieme di strumenti di lavoro sempre più perfetti: l'uomo, lavorando, al tempo stesso «subentra nel lavoro degli altri».”

La povertà in mezzo all'abbondanza

Dio ha dato a noi tutta la ricchezza naturale che è necesaria per nutrire chiunque, ma a causa della mancanza di potere d'acquisto, la produzione non incontra la domanda; montagne di ricchezza del nostro paese vanno a male sotto lo sguardo di milioni di persone affamate. Si tratta del paradosso della povertà in mezzo all'abbondanza.
Papa Giovanni Paolo secondo disse ai pescatori di San Giovanni in Newfoundland, il 12 settembre 1984:
“È un paradosso crudele che molti di voi che potreste essere impiegati nella produzione di cibo, siano in difficoltà finanziarie, mentre allo stesso tempo la fame, la malnutrizione cronica e la minaccia dell'inedia affliggono milioni di persone in altre parti del mondo.”

Papa Paolo VI alla Conferenza Mondiale sul Cibo a Roma il 9 novembre 1974, disse:
“Non più fame, la fame mai più! Signore e signori, questo obiettivo può essere raggiunto. La minaccia dell'inedia ed il peso della malnutrizione non sono un destino ineluttabile. In questa crisi, la natura non è infedele all'uomo. Secondo un'opinione comunemente accettata, mentre il 50% della terra coltivabile non è ancora sfruttata, è un grande scandalo ai nostri occhi vedere montagne di cibo “superfluo” che vengono distrutte periodicamente da certi paesi per la mancanza di una sana economia che potrebbe assicurare un utile consumo di questo cibo. Qui stiamo affrontando il paradosso della situazione attuale:  l'umanità ha un notevole controllo dell'universo, possiede strumenti pienamente capaci di esplorarne a fondo le risorse naturali. I possessori di questi strumenti rimarranno forse paralizzati e bloccati di fronte all'assurdità di una situazione dove la ricchezza di pochi tollera un'estrema e persistente povertà della moltitudine ? … Non possiamo essere arrivati ad una tale situazione senza aver commesso gravi errori d'orientamento, sia per negligenza che per omissione; è l'ora che si scopra dove sono i difetti dei meccanismi per correggerli e rimettere a posto tutta la situazione.
“Evidentemente, un fondamentale difetto o piuttosto un complesso di difetti, anzi un meccanismo difettoso sta alla base dell'economia contemporanea e della civiltà materialistica, la quale non consente alla famiglia umana di staccarsi, direi, da situazioni cosi radicalmente ingiuste”. (Giovanni Paolo II, enc. DIVES IN MISERICORDIA sulla Misericordia Divina, 30 novembre 1980, par.11)
“L'ampiezza del fenomeno (la povertà in mezzo all'abbondanza) chiama in causa le strutture e i meccanismi finanziari, monetari, produttivi e commerciali, che, poggiando su diverse pressioni politiche, reggono l'economia mondiale: essi si rivelano quasi incapaci sia di riassorbire le ingiuste situazioni sociali, ereditate dal passato, sia di far fronte alle urgenti sfide ed alle esigenze etiche del presente.(...) Ci troviamo qui dinanzi ad un grande dramma, che non può lasciare nessuno indifferente. (Giovanni Paolo II, enc. REDEMPTOR HOMINIS, par. 16)

Riformare il sistema finanziario

I Papi hanno denunciato molte volte la dittatura monetaria ed hanno chiesto la riforma del sistema economico e finanziario, avendo realizzato che il sistema economico dev'essere posto al servizio della persona umana.
“...è necessario denunciare l'esistenza di meccanismi economici, finanziari e sociali, i quali, benché manovrati dalla volontà degli uomini, funzionano spesso in maniera quasi automatica, rendendo più rigide le situazioni di ricchezza degli uni e di povertà degli altri.” (Giovanni Paolo II, enc. SOLLICITUDO REI SOCIALIS, par. 16)
“Faccio appello a coloro che sono in posizioni di responsabilità e a tutti quanti i coinvolti, perché lavorarino assieme per trovare soluzioni appropriate ai problemi attuali, includendo una ristrutturazione dell'economia in modo che l'essere umano abbia la precedenza sul mero guadagno finanziario”.
(Giovanni Paolo secondo  in Newfoundland, il 12 settembre 1984)
“Una condizione essenziale è quella di dare all’economia un senso e una logica umani. Vale qui ciò che si disse a riguardo del lavoro. È necessario liberare i diversi campi dell’esistenza dal dominio di un economismo soggiogatore. È necessario mettere le esigenze economiche al loro giusto posto e creare un tessuto sociale multiforme, che impedisca la massificazione. Nessuno è dispensato dal collaborare a questo compito. (…) Cristiani, dovunque voi siate, assumete la vostra parte di responsabilità in questo immenso sforzo per la ristrutturazione umana della città. La vostra fede ve ne fa un dovere.
(Giovanni Paolo II, discorso agli operai di San Paolo, Brasile, 3 luglio 1980)

Il principio di sussidiarietà

Uno dei più interessanti principi della dottrina sociale della Chiesa è la sussidiarietà che riconosce che i livelli più alti del governo non devono occuparsi di quello che le famiglie e le associazioni minori, che sono più vicine all'individuo, possono fare.Questo è completamente in contrasto con la centralizzazione e col governo mondiale. I governi devono esistere per aiutare le famiglie ed altri gruppi o organizzazioni e non per distruggerle. Il Compendio della dottrina sociale della Chiesa afferma:

185 La sussidiarietà è tra le più costanti e caratteristiche direttive della dottrina sociale della Chiesa, presente fin dalla prima grande enciclica sociale.(Vedi: Leone XIII, enc. RERUM NOVARUM, par.11) È impossibile promuovere la dignità della persona se non prendendosi cura della famiglia, dei gruppi, delle associazioni, delle realtà territoriali locali, in breve, di quelle espressioni aggregative di tipo economico, sociale, culturale, sportivo, ricreativo, professionale, politico, alle quali le persone danno spontaneamente vita e che rendono loro possibile una effettiva crescita sociale.
È questo l'ambito della società civile, intesa come l'insieme dei rapporti tra individui e tra società intermedie, che si realizzano in forma originaria e grazie alla « soggettività creativa del cittadino ». La rete di questi rapporti innerva il tessuto sociale e costituisce la base di una vera comunità di persone, rendendo possibile il riconoscimento di forme più elevate di socialità.

186 L'esigenza di tutelare e di promuovere le espressioni originarie della socialità è sottolineata dalla Chiesa nell'enciclica « Quadragesimo anno » (scritta da Pio XI nel 1931), nella quale il principio di sussidiarietà è indicato come principio importantissimo della « filosofia sociale »: « Siccome è illecito togliere agli individui ciò che essi possono compiere con le forze e l'industria propria per affidarlo alla comunità, così è ingiusto rimettere a una maggiore e più alta società quello che dalle minori e inferiori comunità si può fare. Ed è questo insieme un grave danno e uno sconvolgimento del retto ordine della società; perché l'oggetto naturale di qualsiasi intervento della società stessa è quello di aiutare in maniera suppletiva le membra del corpo sociale, non già distruggerle e assorbirle ».

In base a tale principio, tutte le società di ordine superiore devono porsi in atteggiamento di aiuto (« subsidium ») — quindi di sostegno, promozione, sviluppo — rispetto alle minori. In tal modo, i corpi sociali intermedi possono adeguatamente svolgere le funzioni che loro competono, senza doverle cedere ingiustamente ad altre aggregazioni sociali di livello superiore, dalle quali finirebbero per essere assorbiti e sostituiti e per vedersi negata, alla fine, dignità propria e spazio vitale.

Alla sussidiarietà intesa in senso positivo, come aiuto economico, istituzionale, legislativo offerto alle entità sociali più piccole, corrisponde una serie di implicazioni in negativo, che impongono allo Stato di astenersi da quanto restringerebbe, di fatto, lo spazio vitale delle cellule minori ed essenziali della società. La loro iniziativa, libertà e responsabilità non devono essere soppiantate.

187 Il principio di sussidiarietà protegge le persone dagli abusi delle istanze sociali superiori e sollecita queste ultime ad aiutare i singoli individui e i corpi intermedi a sviluppare i loro compiti. Questo principio si impone perché ogni persona, famiglia e corpo intermedio ha qualcosa di originale da offrire alla comunità. L'esperienza attesta che la negazione della sussidiarietà, o la sua limitazione in nome di una pretesa democratizzazione o uguaglianza di tutti nella società, limita e talvolta anche annulla lo spirito di libertà e di iniziativa. Con il principio della sussidiarietà contrastano forme di accentramento, di burocratizzazione, di assistenzialismo, di presenza ingiustificata ed eccessiva dello Stato e dell'apparato pubblico.

Lo “Stato assistenziale”

Come scrisse Louis Even, (il fondatore del Giornale di Michele): “Poiché Cesare (lo Stato) non corregge il sistema finanziario, come solo lui può fare, egli straborda dal suo ruolo corretto ed accumula nuove funzioni, usandole come pretesto per imporre nuove tasse – spesso rovinose – alla cittadinanza e alle famiglie. Cesare diventa così lo strumento di una dittatura finanziaria che lui dovrebbe distruggere, e l'oppressore dei cittadini e delle famiglie che invece dovrebbe proteggere”.
Queste nuove funzioni creano una pesante burocrazia che danneggia la gente invece di servirla. Papa Giovanni Paolo secondo scrisse nell'enciclica CENTESIMUS ANNUS (par. 48):
“Si è assistito negli ultimi anni ad un vasto ampliamento di tale sfera di intervento, che ha portato a costituire, in qualche modo, uno Stato di tipo nuovo: lo «Stato del benessere». Questi sviluppi si sono avuti in alcuni Stati per rispondere in modo più adeguato a molte necessità e bisogni, ponendo rimedio a forme di povertà e di privazione indegne della persona umana. Non sono, però, mancati eccessi ed abusi che hanno provocato, specialmente negli anni più recenti, dure critiche allo Stato del benessere, qualificato come «Stato assistenziale». Disfunzioni e difetti nello Stato assistenziale derivano da un'inadeguata comprensione dei compiti propri dello Stato. Anche in questo ambito deve essere rispettato il principio di sussidiarietà: una società di ordine superiore non deve interferire nella vita interna di una società di ordine inferiore, privandola delle sue competenze, ma deve piuttosto sostenerla in caso di necessità ed aiutarla a coordinare la sua azione con quella delle altre componenti sociali, in vista del bene comune.
Intervenendo direttamente e deresponsabilizzando la società, lo Stato assistenziale provoca la perdita di energie umane e l'aumento esagerato degli apparati pubblici, dominati da logiche burocratiche più che dalla preoccupazione di servire gli utenti, con enorme crescita delle spese.”

In massima parte le tasse odierne sono ingiuste ed inutili e potrebbero essere eliminate in un sistema di Credito Sociale. Il servizio del debito esiste solo a causa della corruzione – il carico degli interessi che una nazione deve pagare ogni anno sul suo debito nazionale, per aver preso a prestito ad usura dai banchieri privati la moneta che lo stesso Stato poteva creare da sé (LEX MONETAE) ma senza interessi.
Il Compendio della dottrina sociale della Chiesa così continua (par. 187):
 “All'attuazione del principio di sussidiarietà corrispondono: il rispetto e la promozione effettiva del primato della persona e della famiglia; la valorizzazione delle associazioni e delle organizzazioni intermedie, nelle proprie scelte fondamentali e in tutte quelle che non possono essere delegate o assunte da altri; l'incoraggiamento offerto all'iniziativa privata, in modo tale che ogni organismo sociale rimanga a servizio, con le proprie peculiarità, del bene comune; l'articolazione pluralistica della società e la rappresentanza delle sue forze vitali; la salvaguardia dei diritti umani e delle minoranze; il decentramento burocratico e amministrativo; l'equilibrio tra la sfera pubblica e quella privata, con il conseguente riconoscimento della funzione sociale del privato; un'adeguata responsabilizzazione del cittadino nel suo « essere parte » attiva della realtà politica e sociale del Paese.

188 Diverse circostanze possono consigliare che lo Stato eserciti una funzione di supplenza.401 Si pensi, ad esempio, alle situazioni in cui è necessario che lo Stato stesso promuova l'economia, a causa dell'impossibilità per la società civile di assumere autonomamente l'iniziativa; si pensi anche alle realtà di grave squilibrio e ingiustizia sociale, in cui solo l'intervento pubblico può creare condizioni di maggiore eguaglianza, di giustizia e di pace.”

Correggere il sistema finanziario è certamente uno dei doveri dello Stato, in altre parole che la moneta sia creata dalla società e non da banchieri privati per il loro profitto, come abbiamo detto precedentemente. Come Papa Pio XI scrisse nell'enciclica QUADRAGESIMO ANNO (PAR.114):

“E in verità si può ben sostenere, a ragione, esservi certe categorie di beni da riservarsi solo ai pubblici poteri, quando portano seco una tale preponderanza economica, che non si possa lasciare in mano ai privati cittadini senza pericolo del bene comune.”

Prima le famiglie

Questo principio di sussidiarietà significa che le famiglie sono in effetti la prima cellula della società e quindi vengono prima dello Stato, così I governi non devono distruggere le famiglie e l'autorità dei genitori. Come dice la Chiesa, i figli appartengono ai genitori e non allo Stato:
“Ecco pertanto la famiglia, ossia la società domestica, società piccola ma vera, e anteriore a ogni civile società; perciò con diritti e obbligazioni indipendenti dallo Stato.(...) È dunque un errore grande e dannoso volere che lo Stato possa intervenire a suo talento nel santuario della famiglia.(...)La patria potestà non può lo Stato né annientarla né assorbirla, poiché nasce dalla sorgente stessa della vita umana.(...)
Ora, i socialisti, sostituendo alla provvidenza dei genitori quella dello Stato, vanno contro la giustizia naturale e disciolgono la compagine delle famiglie.”
(Leone XIII, enc. RERUM NOVARUM, parr. 9-11 )

Un salario per le casalinghe

Come dato di fatto, nella sua dotytrina sociale, la Chiesa sottolinea l'importanza di riconoscere il lavoro delle madri all'interno della casa, riconoscendo loro un reddito. Questo può essere perfettamente realizzato attraverso il dividendo previsto dal Credito Sociale:
"L'esperienza conferma che bisogna adoperarsi per la rivalutazione sociale dei compiti materni, della fatica ad essi unita e del bisogno che i figli hanno di cura, di amore e di affetto per potersi sviluppare come persone responsabili, moralmente e religiosamente mature e psicologicamente equilibrate. Tornerà ad onore della società rendere possibile alla madre - senza ostacolarne la libertà, senza discriminazione psicologica o pratica, senza penalizzazione nei confronti delle sue compagne - di dedicarsi alla cura e all'educazione dei figli secondo i bisogni differenziati della loro età. L'abbandono forzato di tali impegni, per un guadagno retribuitivo fuori della casa, è scorretto dal punto di vista del bene della società e della famiglia, quando contraddica o renda difficili tali scopi primari della missione materna."
(Giovanni Paolo II, enc. LABOREM EXERCENS, n. 19)

“Che poi le madri di famiglia, per la scarsezza del salario del padre, siano costrette ad esercitare un'arte lucrativa fuori delle pareti domestiche, trascurando così le incombenze e i doveri loro propri, e particolarmente la cura e l'educazione dei loro bambini, è un pessimo disordine, che si deve con ogni sforzo eliminare."
(Pio XI, enc. QUADRAGESIMO ANNO, par. 71 )

Nell'ottobre 1983, la Santa Sede ha pubblicato la “Carta dei diritti della famiglia”, nella quale, all'articolo 10, chiedeva che “...la remunerazione del lavoro casalingo di uno dei genitori;
 dovrebbe essere tale da non obbligare le madri a lavorare fuori casa con detrimento della vita
 familiare e specialmente dell'educazione dei figli.  Il lavoro in casa della madre deve essere riconosciuto e rispettato per il suo valore nei confronti
 della famiglia e della società.”

Il principio di solidarietà

La solidarietà è un altro modo per definire l'amore per il prossimo. Come Cristiani, dobbiamo prenderci cura del destino di tutti i nostri fratelli e sorelle in Cristo, poiché è su questo amore per il prossimo che saremo giudicati alla fine della nostra vita su questa terra:
"Gesù Cristo riconoscerà i suoi eletti proprio da quanto avranno fatto per i poveri.  (...) i poveri restano a noi affidati e su questa responsabilità saremo giudicati alla fine (cfr. Mt 25,31-46): « Nostro Signore ci avverte che saremo separati da lui se non soccorriamo nei loro gravi bisogni i poveri e i piccoli che sono suoi fratelli ».
(Compendio della dottrina sociale della Chiesa, par. 183)

Il Compendio continua così:

192 La solidarietà conferisce particolare risalto all' intrinseca socialità della persona umana, all'uguaglianza di tutti in dignità e diritti, al comune cammino degli uomini e dei popoli verso una sempre più convinta unità. Mai come oggi c'è stata una consapevolezza tanto diffusa del legame di interdipendenza tra gli uomini e i popoli, che si manifesta a qualsiasi livello.
Il rapidissimo moltiplicarsi delle vie e dei mezzi di comunicazione « in tempo reale », quali sono quelli telematici, gli straordinari progressi dell'informatica, l'accresciuto volume degli scambi commerciali e delle informazioni, stanno a testimoniare che, per la prima volta dall'inizio della storia dell'umanità, è ormai possibile, almeno tecnicamente, stabilire relazioni anche tra persone lontanissime o sconosciute.
A fronte del fenomeno dell'interdipendenza e del suo costante dilatarsi, persistono, d'altra parte, in tutto il mondo, fortissime disuguaglianze tra Paesi sviluppati e Paesi in via di sviluppo, alimentate anche da diverse forme di sfruttamento, di oppressione e di corruzione che influiscono negativamente sulla vita interna e internazionale di molti Stati. Il processo di accelerazione dell'interdipendenza tra le persone e i popoli deve essere accompagnato da un impegno sul piano etico-sociale altrettanto intensificato, per evitare le nefaste conseguenze di una situazione di ingiustizia di dimensioni planetarie, destinata a ripercuotersi assai negativamente anche negli stessi Paesi attualmente più favoriti.

Il dovere di ogni cristiano

È quindi un dovere ed un obbligo per ogni cristiano di lavorare per l'attuazione della giustizia e di un miglior sistema economico:
“Chi volesse rinunciare al compito, difficile ma esaltante, di elevare la sorte di tutto l'uomo e di tutti gli uomini, sotto il pretesto del peso della lotta e dello sforzo incessante di superamento, o addirittura per l'esperienza della sconfitta e del ritorno al punto di partenza, verrebbe meno alla volontà di Dio creatore.”
(Giovanni Paolo II, SOLLICITUDO REI SOCIALIS, par. 30)

“Un tal còmpito non è impossibile da realizzare. Il principio di solidarietà, in senso largo, deve ispirare la ricerca efficace di istituzioni e di meccanismi appropriati (...) Su questa difficile strada, sulla strada dell'indispensabile trasformazione delle strutture della vita economica non sarà facile avanzare se non interverrà una vera conversione della mente, della volontà e del cuore. Il còmpito richiede l'impegno risoluto di uomini e di popoli liberi e solidali.”
(Giovanni Paolo II, enc. REDEMPTOR HOMINIS, par. 16)

Ci sono ovviamente molti modi per aiutare I nostri fratelli nel bisogno: nutrire gli affamati, dar da bere agli assetati, ospitare I senzatetto, far visita ai carcerati ed agli ammalati, etc. Alcune persone mandano donazioni a organizzazioni caritatevoli, sia per aiutare I poveri del nostro paese che per I poveri del Terzo Mondo. Ma anche se queste donazioni possono aiutare qualche povero per qualche giorno o qualche settimana, non sono sufficienti per eliminare la causa della povertà.
Sarebbe molto più efficiente correggere il problema alla radice, attaccare le vere cause della povertà e ristabilire per ogni persona umana i suoi diritti e la dignità che spetta ad una persona creata ad immagine di Dio e che ha diritto ad un minimo dei beni terreni:
“Più che chiunque altro, colui che è animato da una vera carità è ingegnoso nello scoprire le cause della miseria, nel trovare i mezzi per combatterla, nel vincerla risolutamente. Operatore di pace, «egli percorrerà la sua strada, accendendo la gioia e versando la luce e la grazia nel cuore degli uomini su tutta la superficie della terra, facendo loro scoprire, al di là di tutte le frontiere, dei volti di fratelli, dei volti di amici». ”
(Paolo sesto, enc. POPULORUM PROGRESSIO, par. 86)
Quello che necessita sono apostoli per educare la popolazione sulla dottrina sociale della Chiesa e la sua applicazione pratica, come ad esempio la proposta finanziaria del credito sociale (NdR: realizzabile attraverso la Moneta Mariana). Papa Paolo sesto scrisse, sempre nell'enciclica POPULORUM PROGRESSIO (par. 86):
“Voi tutti che avete inteso l'appello dei popoli sofferenti, voi tutti che lavorate per rispondervi, voi siete gli apostoli del buono e vero sviluppo, che non è la ricchezza egoista e amata per se stessa, ma l'economia al servizio dell'uomo, il pane quotidiano distribuito a tutti, quale sorgente di fraternità e segno della Provvidenza.”
E nell'enciclica SOLLICITUDO REI SOCIALIS, Papa Giovanni Paolo secondo scrisse (par. 38):
"Questi atteggiamenti e «strutture di peccato» (la sete di denaro e potere) si vincono solo - presupposto l'aiuto della grazia divina - con un atteggiamento diametralmente opposto: l'impegno per il bene del prossimo..."

Principi ed implementazione

Qualcuno dirà che i Papi non hanno mai pubblicamente approvato il credito sociale ma, di fatto, i Papi lasciano liberi i credenti di adottare il sistema che applica i principi al servizio della persona umana, come i Papi hanno predicato negli anni, nel miglior modo possibile.
A nostro avviso, non v'è altra solu<ione oltre al credito sociale che applicherebbe la dottrina sociale della Chiesa in un modo che sia veramente cristiano. Questo è il motivo per cui Louis Even, un grande cattolicodotato di una mente estremamente logica, non ha esitato a esplicitare la connessione tra il credito sociale e la dottrina sociale della Chiesa.
Un'altra persona che era convinta del fatto che il credito sociale è “cristianità applicata” e che realizzerebbe magnificamente gli insegnamenti della Chiesa sulla giustizia sociale, è padre Peter Coffey che aveva un dottorato in filosofia e che insegnava al Maynooth College in Irlanda. Egli scrisse quanto segue ad un gesuita canadese, Padre Riccardo, nel marzo 1932:
“Le difficoltà sollevate dalla vostra domanda possono solo essere risolte attraverso una riforma del sistema finanziario del capitalismo secondo le linee suggerite dal Maggiore Douglas e dalla scuola del Credito Sociale sulla riforma del credito. È il sistema finanziario accettato che è la radice dei mali del capitalismo. L'accuratezza dell'analisi portata avanti da Douglas non è mai stata confutata. Penso che, con la loro “formula sulla regolazione dei prezzi”, le proposte della riforma Douglas sono l'unica riforma che va alla radice del male...”

Uno studio di nove teologi

Non appena C.H.Douglas ebbe pubblicato I suoi primi scritti sul credito Sociale, I finanzieri fecero di tutto per silenziarlo o per distorcere la dottrina di Douglas, poiché sapevano che il Credito Sociale avrebbe posto fine al loro controllo sulla creazione della moneta. Quando Louis Even cominciò a diffondere in giro in canada il Credito Sociale in francese, nel 1935, una delle accuse usate dai finanzieri fu che il Credito Sociale era socialismo o comunismo.
Ma nel 1939 I vescovi cattolici della provincia del Quebec incaricarono nove teologi di esaminare il sistema del credito sociale alla luce della dottrina sociale della Chiesa e di dare un'opinione sul fatto che fosse mischiata con socialismo o comunismo. Dopo una delibera considerevole, I nove teologi trovarono che non c'era niente nella dottrina del credito sociale che fosse contrario agli insegnamenti della Chiesa e che ogni cattolico era libero di promuoverlo senza pericolo. (Per il testo completo della delibera dei teologi: http://www.michaeljournal.org/appenA.htm )
I finanzieri non erano contenti del rapporto dei teologi e nel 1950 un gruppo di uomini d'affari chiese a un vescovo, Mons. Albertus Martin di Nicolet, Quebec, di andare a Roma e di ottenere da Papa Pio XII una condanna del credito sociale. Una volta tornato in Quebec, il vescovo disse agli affaristi: “Se volete una condanna del credito sociale, non è a Roma che dovete andare: Pio dodicesimo mi ha detto: “Il credito sociale potrebbe creare nel mondo un clima che permetterebbe la fioritura della famiglia e della cristianità”.
Abbiamo bisogno dell'aiuto celeste

È specialmente necessaria la Divina provvidenza in questa battaglia per un sistema finanziario giusto basato su principi cristiani, poiché sappiamo che il vero fine dei finanzieri è di stabilire un governo mondiale che ha come obiettivo la distruzione della cristianità e della famiglia e che I promotori di questo Nuovo Ordine Mondiale sono attualmente guidati da Satana stesso, il cui unico scopo è rovinare le anime. Già nel 1946, Douglas scrisse quanto segue nel periodico di Liverpool “The Social Crediter”:
“Siamo impegnati in una battaglia per la cristianità ed è sorprendente vedere in quanti modi questo sia vero nella pratica. Uno di questi modi è quasi sconosciuto – eccetto che nelle sue deviazioni – e riguarda l'enfasi che la Chiesa pone sulla famiglia contro l'implacabile e continuo sforzo dei comunisti e dei socialisti che - assieme ai finanzieri internazionali che formano il vero corpo dell'Anticristo – vogliono distruggere l'idea stessa della famiglia per sostituirla con lo Stato”.
E sullo stesso soggetto Louis Even nel 1973 scriveva:
“Sì, I Pellegrini di San Michele sono patrioti e desiderano, come chounque altro, un regime di giustizia, ordine, pace, pane e gioia, per ogni famiglia nel loro paese. Ma poiché sono anche cattolici, sanno molto bene che l'ordine, la pace e la gioia sono incompatibili con il rifiuto di Dio, la violazione dei Suoi Comandamenti, la negazione della fede, la paganizzazione della vita e gli scandali cui sono esposti i bambini nelle scuole dove i genitori sono costretti a mandarli. I Pellegrini di San Michele, fidando nell'aiuto dei poteri celesti, giurano di usare tutte le forze morali e fisiche, tutta la propaganda e gli strumenti educativi che hanno, per rimpiazzare il Regno di Satana col Regno dell'Immacolata e di Gesù Cristo. Nell'impegno contro la dittatura finanziaria non abbiamo a che fare solo con poteri terrestri. La dittatura comunista e la potente organizzazione massonica, così come la dittatura finanziaria, sono sotto il comando di Satana. Le semplici armi umane non saranno mai in grado di superare questo potere. Quello che necessita sono le armi scelte e raccomandate da Colei che vince tutte le eresie, Lei che può sfondare definitivamente la testa di Satana. Lei che ha dichiarato, Sé stessa, a Fatima, che il Suo cuore immacolato alla fine trionferà. (…) I Pellegrini di San Michele sono sicuri che abbracciando il programma Mariano, ogni azione che faranno, ogni Ave Maria che rivolgeranno alla Regina del Mondo ed ogni sacrificio che offriranno, non solamente contribuirà alla loro santificazione personale, ma anche alla venuta di un ordine sociale più cristiano, più funzionale, più umano attraverso credito sociale. Con questo programma ricevuto da Maria, tutto conta e niente è perduto.”
(…) Alain Pilote

Appendice: L'ultimo testo di Jacques Maritain

Jacques Maritain, che Louis Even citò spesso nei suoi articoli, è un filosofo francese deceduto nel 1973 all'età di 91 anni, specializzato nello studio delle scritture di San Tommaso d'Acquino e nella loro applicazione nella società odierna. Avendo scritto molti libri, era tenuto in grande stima nei circoli ecclesiastici – Papa Paolo sesto lo aveva addirittura scelto per rappresentare gli uomini di scienza durante la cerimonia di chiusura del Concilio Vaticano Secondo nel 1966.
La notte prima della sua morte, il 29 aprile 1973, finì di scrivere un testo finalizzato a riassumere tutti i suoi pensieri sull'argomento che considerava il più importante per la società contemporanea. Quello che è particolarmente interessante per i membri dell'Istituto Louis Even e per quanti simpatizzano con l'idea del credito sociale, è che l'argomento era la moneta, e specialmente la denuncia del prestito monetario contro interessi che crea debiti che non possono essere pagati (Pubblicato col titolo "A Society Without Money", in Review of Social Economy, Volume 43, Issue 1, 1985).
Nel suo testo Maritain parla di una società dove lo Stato crea “gettoni” per rappresentare la moneta, e questi gettoni vengono creati quanto basta per coprire le necessità di ogni cittadino: “Ogni cittadino riceverà abbastanza gettoni che permetteranno ad ogni individuo di vivere confortevolmente, con la garanzia di uno standard di vita che è abbastanza alto per godere di una esistenza che merita un essere umano e per coprire le spese basiche (un tetto, i vestiti, il cibo, le cure mediche, etc.) di una famiglia e la sua vita intellettuale. Non è necessario specificare che tutte le tasse dovute allo Stato sparirebbero in questo nuovo sistema.”
(…) nel capitolo 5 del testo di Maritain viene condannata la pratica del prestito contro interessi ricordando gli insegnamenti secolari della Chiesa sul fatto che l'usura consiste in qualsiasi interesse che viene richiesto dal prestatore al debitore come costo del prestito. Qui nel suo capitolo:
“Nella nostra società ogni tipo di prestito ad interesse perderebbe la sua ragion d'essere poiché lo Stato fornirebbe su richesta a chiunque volesse cominciare un'attività o una istituzione, tutti I gettoni che servono. È dal 16esimo secolo, 
da quando ha cominciato a vincere legalmente la partita, che il prestito ad interesse ha preso un'importanza assolutamente decisiva per l'attuale civilizzazione, così è questa pratica odierna di prestare ad interesse che ho in mente coi seguenti pensieri, senza dimenticare che l'intera storia del prestito monetario è molto rivelatoria. Infatti, questa storia è la più umiliante che può essere trovata nelle vicende umane. Poiché mentre lo spirito umano condannava questa pratica secondo la verità e la natura delle cose, essa si è fatta strada nel nostro comportamento pratico ed ha stabilito la sua autorità in accordo coi nostri bisogni materiali presi come un fine a sé stesso, ma separato dal bene totale della persona umana.
Come risultato, il nostro campo d'azione è stato diviso in due ed ora immaginiamo che il mondo degli affari costituisca un mondo separato, coi suoi valori assoluti, essendo indipendente dai valori superiori e dalle regole che rendo la vita degna dell'uomo.
La verità sul prestito monetario è narrata da Aristotele in modo decisivo, quando dichiara falsa e perniciosa l'idea della fecondità della moneta, e asserisce che, di tutte le attività sociali, la peggiore è quella del prestatore, che obbliga la moneta – un oggetto materialmente sterile – a produrre guadagno quando la proprietà sola della moneta è di essere usata come unità di misura delle cose.
Usare la moneta che uno possiede per sostenersi, per soddisfare i propri desideri o per ottenere nuovi beni spendendola, per migliorare la propria esistenza, è normale e buono. Ma usare la moneta per farla figliare ulteriore moneta, come se la moneta fosse feconda e partorisse interessi (in greco venivano chiamati: i figli della moneta) è, di tutti i mezzi per arricchirsi, il “più contro natura” e può solo avere luogo sfruttando il lavoro di altre persone. Pertanto si è pienamente nel giusto odiando il prestito contro interesse...
La chiesa, nel suo insegnamento dottrinale puro, condannava il prestito monetario ad interesse così fermamente come Aristotele. Per molto tempo, la legislazione civile era allineata con l'insegnamento della Chiesa e diceva che ogni prestito doveva essere libero (da interessi). Tutti quelli (e ve n'erano parecchi) che disobbedivano alla legge venivano puniti.
Fu poco dopo la metyà del diciassettesimo secolo che la legge civile si distaccò dagli insegnamenti della dottrina Ecclesiale, permettendo al mondo degli affari di considerare normale e legittima la pratica di prestare soldi a usura. Ma l'insegnamento dottrinale puro della Chiesa, che condannava l'usura, c'era ancora.
Lo si deve al Papato il fatto che, al tempo della civilizzazione mercantile cominciata nel 12esimo secolo ed allora trionfante, Papa Benedetto XIV ha pubblicato nel 1745 la famosa enciclica VIX PERVENIT che proibiva l'usura (il prestito contro interesse) affermando che è un peccato ammettere che in un prestito il prestatore debba ricevere una somma maggiore di quanto ha prestato.
Più tardi, quando fiorì il capitalismo del 19esimo secolo, Papa Leone XIII nell'enciclica RERUM NOVARUM denunciò “l'usura rapace” come il flagello del presente sistema economico.
Ma al mondo affaristico non gliene poteva fregar di meno delle proibizioni della Chiesa e, nei tempi moderni, il prestito a usura si è imposto con una forza irresistibile ed è diventato il tèndine, il nervo motore di questo sistema economico attuale che non potrebbe esistere senza.
Pensare che la moneta possa generare moneta è solo un'illusione. La moneta non è fertile... Una volta accettato il principio del prestito usuraio, anche se si sono accumulati studi e ricerche, per rimediare a tutti i suoi vizi, queste non prevarranno mai, poiché l'intero sistema è basato su una falsa premessa, quella della fecondità della moneta.

Jacques Maritain

0 Commenti:

Posta un commento

Iscriviti a Commenti sul post [Atom]

<< Home page